La mia città onirica

Da un po' di tempo i miei sogni sono sempre praticamente uguali. Posso dirlo con certezza anche se in fondo, al risveglio, non riesco quasi mai a ricordare chiaramente cos'ho sognato. Però la sensazione che tali sogni mi lasciano dentro è sempre la stessa, giorno dopo giorno, ed addirittura, durante la veglia, mi capita sempre più spesso di percepire qualcosa, come un presentimento o un indizio che mi riporti ad una delle molteplici realtà - che poi fanno tutte parte della stessa unica realtà - della mia città onirica.

L'AUTOSTRADA
Come ogni grande città che si rispetti, anche la mia città onirica è raggiungibile attraverso un'autostrada. Tale autostrada è costruita coi più moderni criteri, è una costruzione nuovissima, non avrà neanche tre anni.
Benché la mia città non sia circondata da molte montagne, e neanche da colline, l'autostrada è costituita prevalentemente da gallerie.
Sarà forse perché io amo le gallerie, come mi è già capitato di dire sono una delle tante cose che sebbene squallide hanno per me un fascino irresistibile, come le fabbriche abbandonate, come i grandi capannoni deserti di notte (con le luci accese, che non servono a nessuno, visibili all'interno) e come le pompe di benzina sulle strade notturne, le quali danno quel senso di libertà, di evasione, di viaggi leggendari e di avventure meravigliose che, accanto a donne stupende, si vivranno nel prossimo futuro.
L'autostrada della mia città è battuta dalle automobili più che altro di notte. È al crepuscolo, infatti, che iniziano le attività urbane vere e proprie, ed è proprio al crepuscolo che sono legati i miei ricordi più belli della vita cittadina.
E poi, è importante considerare il notevole fascino che la città acquista quando calano le tenebre, con le sue mille luci ammiccanti, coi suoi vicoletti che nascondono chissà che, coi suoi locali notturni pieni di meravigliose occasioni, con le stelle, i pianeti e i satelliti artificiali visibili ad occhio nudo - e quasi a grandezza naturale, questa è una particolare caratteristica che rende la mia città unica al mondo.
È necessario partire per tempo, per raggiungere la città, immettersi qualche ora prima in autostrada, tuttavia, anche per partire, conviene aspettare il tramonto.
Essendo infatti il viaggio parte integrante del soggiorno, su quelle autostrade così diverse da quelle solite - e non saprei spiegare il perché, soltanto viaggiandoci sopra potrete capirlo - è quasi d'obbligo ch'esso duri almeno due o tre ore, è una delle "attrazioni" principali, e difficilmente si riuscirà a dimenticarlo (tant'è vero che il viaggio in autostrada è una delle cose che tornano più frequentemente in sogno, come dicono in molti e come ho potuto constatare anche personalmente).
Le corsie sono illuminatissime, ma non sono i soliti lampioni ad illuminarle, bensì dei fari come quelli che illuminano gli impianti sportivi o i palcoscenici, infatti più che corsie d'autostrada potrebbero definirsi piste di formula uno.
Tuttavia, esistono dei punti di esse che rimangono totalmente all'oscuro, alcuni fari sono rotti o addirittura non sono stati montati del tutto. E quelli sono forse i punti più interessanti dell'autostrada. Figurarsi addirittura che molti automobilisti, per goderne appieno, usano spegnere anche i fari dell'auto in quei tratti (ed aumentare la velocità fino ai centosessanta-centottanta-duecento-trecento-quattrocento chilometri orari, perché dicono che l'oscurità si viva meglio a tutta velocità, ma a me questa teoria sembra un po' bizzarra).
Comunque, poiché la mia autostrada è talmente moderna da sembrare quasi futuristica, ed ha dei sistemi di sicurezza fantascientifici, su essa non esistono limiti di velocità. È per questo che ci si può permettere di correre tanto.
Così come sulle normali autostrade esistono le piazzole di sosta e gli autogrill, anche sulla mia naturalmente ci sono delle aree in cui è possibile sostare per riposarsi o anche a scopo ricreativo.
La differenza rispetto alle autostrade comuni sta nel fatto che, sulla mia, tali aree sono presenti ad ogni passo.
Qualcuno addirittura potrà avere l'impressione che l'autostrada sia costeggiata da un'unica, lunghissima area di sosta-motel-autogrill, anch'essa immancabilmente colma di nascoste occasioni che, benché appaiano semplicissime da prendere al volo, risultano poi fuggevoli ed evanescenti. Per questo è conveniente goderne l'illusione, magari non avvicinandosi troppo, perché quella è l'unica gioia che sia davvero possibile provare, senza realmente tentare di concretizzarle.
C'è perfino chi ha azzardato l'ipotesi che le stesse aree di sosta, o la stessa autostrada (ed in fondo la stessa città) siano una grande illusione, di cui godere la luminosa radiazione senza però pretendere troppo, ma questi audaci pensatori sono stati rinchiusi in manicomio - di cui nella mia città non viene però mai, per disposizione di legge, divulgato l'indirizzo, e che è impossibile riconoscere dall'esterno, in quanto nascosto in un anonimo edificio come tanti altri, risultando in tal mondo invisibile e forse inesistente.
 
In realtà non dovrei neanche raccontare che qualcuno venga chiuso in manicomio, perché in teoria il manicomio non esiste, è proibito, chi viene rinchiuso lì viene fatto credere morto, e al cimitero - altra costruzione caratteristica - viene creato un loculo con una bara vuota ed una falsa lapide.
 
La mia autostrada è inoltre costruita in maniera tale che da essa sia possibile raggiungere in poco tempo tutte le località del mondo, anche quelle che non esistono. Anzi, soprattutto quelle che non esistono. È veramente un gioiello della tecnica.
 
L'unica pecca - se così si può definire - è il fatto che le indicazioni non sempre coincidano con l'effettiva destinazione. Ma questo, per fortuna, dipende dai giorni.
 
Può capitare, ad esempio, di seguire la direzione per New York e trovarsi invece, alla fine del viaggio, in uno sperduto paese della Sicilia, dove sono nascosti i segreti più importanti dell'animo nostro e dove ci aspetta, ancora in età infantile nonostante gli anni trascorsi, il nostro primo amore.
In tutti i casi, comunque, è facilissimo tornare indietro ed immettersi nuovamente in carreggiata, verso una nuova destinazione (sappiate a proposito che la direzione di marcia, ovunque si desideri andare, è indifferente).


IL CENTRO STORICO
Che città rispettabile sarebbe senza il suo centro storico? Esso, forse, è la prima cosa da visitare, non appena usciti dall'autostrada, tanto più che non è molto distante da essa.
Ricorda un po' il centro di Bologna, poiché i palazzi, grandi o piccoli che siano, dispongono tutti di portici sotto i quali si fanno incontri molto interessanti.
 
I monumenti principali del centro storico sono molto caratteristici, devo dire, da notare la grande cattedrale e il palazzo del municipio.
La cosa che colpisce particolarmente, però, sono i bar storici, dislocati qua e là sotto i porticati, che potrebbero anche passare inosservati a prima vista. Eppure è qui, a mio parere e non solo, che si concentra l'essenza della città.
In ciascuno di tali bar, infatti, è possibile rivivere, letteralmente parlando, l'atmosfera del passato. Qui si incontrano i vecchi amici, le vecchie situazioni vissute, e tutto viene naturalmente molto enfatizzato, com'è tipico di quasi tutte le realtà oniriche.
 
Anche in questo caso, per visitare i bar storici intendo, è caldamente consigliabile attendere il crepuscolo.
Tanto, in fondo, anche se si entrasse in un bar storico di giorno, lì dentro sarebbe sempre e comunque notte.
 
Ma lasciate che vi descriva un po' lo stile di questi mitici bar. Appena entrati l'atmosfera è subito molto calda e familiare, benché in ogni angolo si annidino ammiccanti occasioni, vizi proibiti, antiche pruriginose emozioni.
Quasi tutti i bar storici hanno un parquet in legno, in legno è anche rivestita buona parte delle pareti e naturalmente di legno è fatto il mobilio, è forse l'utilizzo così ampio del legno che dà quel senso di calore.
A volte il legno dell'arredamento è lasciato al naturale, intendo non verniciato, e quindi il suo colore è chiaro ed apporta conforto e speranza. Altre volte, invece, esso è verniciato con vernice scura, e questo accade soprattutto nelle fredde notti d'inverno, oppure a notte veramente fonda od ancora quando si è bevuto troppo. Più scuro è il legno, mi pare di aver constatato, più turpi e proibite sono le fantasie e le situazioni che si vivono all'interno del bar. Forse, da un certo punto di vista, io preferisco l'arredamento scuro, e non solo per una questione estetica.
 
Avanzando di alcuni passi nella conturbante oscurità del locale si cominciano ad incontrare, non senza malinconia, molte facce ben note. Ma più che le facce, che in fondo non dicono niente di speciale, ciò che emoziona il cliente sono le situazioni a cui alcuni dettagli della faccia sono legati.
Proverò a spiegarmi meglio: non è questo il caso in cui il volto di una persona ci ricorda un luogo particolare che abbiamo visitato, ad esempio.
Quelle facce, le facce che incontriamo nei bar storici, sono facce che continuiamo a vedere ogni giorno della nostra vita, non appartengono esclusivamente al passato.
Quindi la faccia non è in sé e per sé legata ad un luogo o ad una situazione.
Il fatto è che quella familiare faccia è legata a qualcosa soltanto così come essa si presenta nel preciso momento in cui la incontriamo al bar.
Il ricordo della situazione è pertanto legato ad un particolare che in quel momento caratterizza il volto, non al volto stesso.
Ad esempio un'ombra particolare su di esso, una smorfia della bocca o un'espressione degli occhi, oppure alcuni tratti somatici che coi mesi e con gli anni si sono impercettibilmente modificati nel volto che conosciamo al di fuori del bar.
 
Tuttavia, nei bar storici, è possibile anche incontrare facce appartenenti esclusivamente al passato, e non saprei dire se sono più dolorose queste ultime o le altre descritte prima.
 
Queste "facce", queste persone che incontri, diciamo, ti salutano subito, si fermano a chiacchierare, ma...
Ma. Ma lo fanno sempre in un certo modo, con una specie di sorrisetto sfuggente, quasi a ricordarti d'essere consapevole che le cose non sono più così come sembrano, sì sarà bello fingere fintanto che ci si trova lì al bar per poche ore o per pochi minuti forse, ma, anche se lo volessero, non potranno mai accompagnarti anche soltanto appena fuori dalla porta per fumare insieme una sigaretta. Be', meno male che qui in tutti i locali pubblici della mia città onirica è consentito fumare, almeno questo.
 
Con quelle "vecchie versioni" dei tuoi amici rivivrai antichi momenti piacevoli della tua vita, momenti che però a livello cosciente non riesci a ricordare e che percepisci, come una specie d'illusione fatta d'ombra, là nelle misteriose stanze dei bar storici della tua vita, e ti chiederai perché.


IL RITROVO DELL'AMICIZIA
C'è poi un bar storico che si differenzia completamente dagli altri. Si chiama "Il Ritrovo dell'amicizia", e sta all'incrocio tra la via Desideri e il largo delle Utopie, un quartiere un po' periferico, che gode però del vantaggio d'avere aria pura da respirare e panorami rilassanti. È uno dei pochi posti della città abbastanza lontano dal centro e dall'autostrada, infatti non è facile capitarvi, e quelle rare volte che ciò accade non vengono dimenticate facilmente.
Anche lo stile di questo bar si discosta radicalmente dallo stile per così dire rustico ed "invernale" degli altri.
Intanto non si tratta di un vero e proprio bar, più che altro dà l'idea d'essere un ampio ristorante agreste, con attorno un appezzamento di terreno coperto da un pergolato.
In primavera e in estate, l'avrete già capito, vengono sistemati dei tavoli all'aperto, e si mangia e si beve lì, godendo delle stelle, del romantico profilo delle colline e del canto dei grilli.
Qui non si incontra nessuna faccia conosciuta, ed è forse questa la differenza più importante rispetto agli altri bar storici.
Al Ritrovo dell'amicizia c'è sempre e soltanto gente ottima. Gente che non troverai mai da nessuna parte. C'è un gruppo di amici fraterni che non hai conosciuto e che non conoscerai mai, gente sempre sincera ed onesta, che non sa cosa sia l'odio, l'egoismo e l'ipocrisia.
Stanno lì, ce n'è uno simpaticissimo sempre con la chitarra in mano, intonando allegre canzoni che ti scaldano il cuore.
D'inverno stanno all'interno del locale, quando fa caldo invece lì sotto il pergolato, con qualche birra davanti.
Sono i tuoi migliori amici. Tra loro c'è anche la donna della tua vita, per la quale non dovrai mai soffrire e mai essere geloso. Non la conosci, non ti conosce, ma vi amate incondizionatamente.
Così come ami, manco fossero i tuoi fratelli, tutti gli altri componenti dell'allegra brigata.
E poi che gente creativa! Che discorsi, quanta filosofia si libra nell'aria quando si è con loro! Sono artisti completi, sono musicisti, scrittori, pittori, filosofi, attori, astrofisici, professori insieme.
Vi assicuro che, prima di capitare al Ritrovo dell'amicizia, non avevo mai capito veramente cosa significasse voler bene ad altri esseri umani e sentirsi immediatamente ed indiscutibilmente a casa.
Il Ritrovo dell'amicizia è senza ombra di dubbio il posto in cui vorrei rimanere per sempre.


IL GIARDINO DELLE OCCASIONI PERDUTE
La pecca principale delle moderne città, spesso, è la mancanza di verde pubblico. Questo è un difetto che nella mia città non si riscontra assolutamente, perché a pochi passi dal centro (ma anche a pochi passi dall'autostrada e da tutto il resto) abbiamo il meraviglioso Giardino delle occasioni perdute.
Si può definire un vero e proprio polmone nel cuore della città, con incantevoli prati, alberi, cespugli, fontane e laghetti pieni d'ogni varietà di pesce.
 
Esiste poi nel Giardino delle occasioni perdute una particolare pianta che non si trova in nessun'altra parte del mondo. Non ne ricordo il nome adesso, ma essa è indubbiamente la più bella pianta che io conosca, perché ha le impressionanti sembianze di una donna, e in ciascuna delle varie fasi della sua vita ha le caratteristiche di una donna dell'età corrispondente. Però la particolarità di queste piante è che ognuna di esse, chissà perché, rimane per sempre ferma ad una determinata età, ed è pressoché immortale, perché non muore mai, ma al massimo sbiadisce.
Inoltre, proprio come succede negli esseri umani, ogni esemplare è diverso dall'altro per statura, colore, foglie, volto, rami e carattere.
Mi piace, quando mi sento particolarmente romantico, passeggiare tra le file di piante nel Giardino delle occasioni perdute, e guardo con un malinconico sentimento che non saprei spiegare ciascuna di quelle dolcissime piante, ed ogni volta che una di esse ricambia lo sguardo con quegli occhi grandi e languidi sento una sorta di stretta al cuore, come se mi ricordasse qualcosa che per il mio stupido orgoglio ho abbandonato per sempre.


IL CIMITERO
Ecco, ahimè, uno dei posti più tristi non solo della mia città, ma di qualsiasi città o paese del mondo.
Lo stile del cimitero della mia città è prettamente gotico, su questo nient'altro da aggiungere.
Qui parliamo in realtà del cimitero "principale", quello di rappresentanza, d'ordinanza, di facciata per così dire. Parliamo del cimitero convenzionale.
In realtà nessuno, in città, fa mistero del fatto che ci siano decine d'altre tombe disseminate qua e là, anche sotto i pavimenti delle case in cui si vive, o in quella stanza chiusa in cui nessuno entra mai, o inoltrandosi soltanto pochi metri nei giardini e nei parchi pubblici e privati.
La legge sulla morte, però, nella mia città, non è poi così severa. Agli spiriti è infatti concesso di andare in giro come tutti gli altri esseri umani, di giocare a palla nel centro della città, di incontrare i vecchi amici e chiacchierare lungamente e malinconicamente con loro, addirittura, con una nuovissima ordinanza municipale, gli è concesso di tornare a vivere.
Gli è concesso di vivere ancora, dicevo, tornando ad usufruire del corpo originario, a patto di essere però un po' più seri, meno goliardici, trovare un posto di lavoro fisso, non aver più tempo per giocare, dimenticare i bei tempi delle bevute al pub fino alle sette del mattino dopo, fidanzarsi con una donna che tolga loro il respiro, a scopo ovviamente matrimoniale, dire di tanto in tanto "Che bei tempi erano, però...", e col divieto assoluto di frequentare i bar storici, l'autostrada ed il Ritrovo dell'amicizia.
Chi non rispetta le suddette regole potrà comunque andare in giro e parlare con gli amici, come dicevo prima, ma rimarrà una cosiddetta "anima in pena", e non potrà usufruire del corpo, avendo però l'impareggiabile vantaggio di poter accedere senza restrizioni ai bar storici, all'autostrada (anche senza automobile) ed al Ritrovo dell'amicizia.
 
Gli spiriti che accettano il regolamento stabilito per poter tornare in vita, saranno quindi obbligati a vivere nei quartieri residenziali della città, lontanissimi dall'autostrada, dal centro storico e soprattutto dal Ritrovo dell'amicizia. Lontani anche dal Giardino delle occasioni perdute.
Sono quartieri composti esclusivamente da squallidi palazzoni in cemento armato di colore bianco-grigio, posti talmente squallidi che non vale la pena di descrivere, abbiate fiducia. Infatti non lo farò.
 
Però questo regolamento ha delle eccezioni. In alcuni casi, ad esempio quando i defunti sono personalità particolarmente importanti, le autorità cittadine fanno due "copie" dello spirito, una delle quali rimane libera, senza restrizioni di alcun tipo (se non quella di non poter usufruire del corpo) e continua a girovagare per il centro storico e chiacchierare con gli amici.
L'altra invece, tornando ad usufruire del corpo, dovrà darsi una regolata ed andare a vivere nei quartieri residenziali.
 
E così si fanno contenti un po' tutti.
 
Spesso, quelle facce conosciute che si incontrano nei bar storici, le facce conosciute di cui parlavo prima, sono proprio la copia libera di uno dei tanti morti viventi che soggiornano piattamente nei quartieri residenziali.


I VIAGGI
La mia città onirica è un ottimo punto di partenza per visitare altre destinazioni, tutte come detto prima vicinissime alla città, poiché raggiungibili in un batter d'occhio attraverso l'autostrada.
E spesso e volentieri non è neanche necessario seguire i cartelli. Basta portarsi sull'autostrada, tramite una delle molteplici entrate situate anche nel centro storico, e cominciare a correre, correre, in una direzione qualsiasi. Naturalmente meglio se di notte, e con i fari spenti.
L'unico inconveniente è che spesso così facendo non si arriva alla destinazione desiderata, ma comunque vale sempre la pena di fare viaggi del genere.
 
Una volta, con un mio amico, partii "all'avventura", senza una destinazione precisa - quelli così sono indubbiamente i viaggi migliori - ci mettemmo in macchina che saranno state l'una o le due di notte e via a tutta velocità sulle corsie, attraverso le meravigliose gallerie.
 
Avevamo entrambi bevuto abbastanza fino a pochi minuti prima, in uno dei bar storici del centro, dove peraltro avevo giocato per ore con i miei amici d'infanzia, i cui corpi privi dell'antico spirito soggiornano e si consumano nei quartieri residenziali.
 
Sappiate a proposito che sull'autostrada della mia città non vige alcuna legge riguardo alla guida in stato d'ebbrezza. Anzi negli autogrill è tradizione regalare bottiglie di vino o di whisky, per tener svegli ed allegri i guidatori.
 
Stavo lì con l'ennesimo bicchiere di vino in mano e già non capivo più granché, quando arriva lui e mi dice: - Partiamo?
- Per dove? - chiedo io.
- Per un viaggetto qui nei dintorni.
- OK.
 
Butto giù l'ultimo sorso di vino rosso ed accendendo una sigaretta mi tuffo nella sua automobile.
Lui ha già acceso il motore, è anzi già partito prima che io me ne renda conto ed abbia chiuso lo sportello.
 
Mi scorrono accanto file e file di alberi, intravedo anche alcune di quelle piante bellissime laggiù nel Giardino delle occasioni perdute, i fari d'illuminazione dell'autostrada, a motivo della velocità - il mio amico ha raggiunto in pochi istanti i duecento chilometri orari, e continua a schiacciare l'acceleratore - si susseguono rapidissimamente dando un effetto di luce intermittente quasi psichedelico, in una manciata di secondi entriamo ed usciamo da decine di gallerie, faccio appena in tempo a scrutare dentro quelle misteriose nicchie di cui le gallerie sono piene, quegli anfratti laterali pieni della mia vita, poi di nuovo fuori sotto il cielo stellato, quelle stelle che paiono vicinissime, le vedo di una grandezza mostruosa, immaginate una palla del diametro di duecento metri sospesa nel cielo appena sopra di voi, le vedo tutte così, stelle e pianeti, Marte Giove Nettuno Venere Plutone la Luna, per uno strano effetto - forse dovuto all'alcool - vedo così anche la Terra, come se fossi stato sbalzato di colpo nello spazio a centinaia di migliaia di chilometri di distanza, soltanto il sole manca all'appello, eppure i pianeti appaiono nitidissimi, quasi brillassero di luce propria. E di fianco a me gli alberi, le piante, i terreni in campagna abbandonati e pieni di malinconia, chissà quanti chilometri avremo percorso ormai, a questa velocità, non ho il coraggio di guardare il tachimetro ma giuro che segna almeno 5000 Km/h, finalmente ecco l'uscita per il prossimo paese.
 
Ci troviamo in una città che non ho mai visto in vita mia. Il mio amico mi dice che siamo in un'altra nazione, lui ci è già stato un paio di volte.
Tuttavia non riesco a sapere con precisione di che nazione si tratti.
 
Fatto sta che qui è tutto molto diverso dall'Italia.
La prima cosa che mi colpisce, e forse dà un senso di conforto, di protezione, è il fatto che questa città è interamente costruita al coperto.
 
Si tratta di un immenso edificio alto al massimo cinque metri - o forse meno - all'interno del quale è stata costruita la città.
I grandi corridoi sono le vie, e da un lato all'altro sono disposte tante porte più o meno grandi, che conducono alle abitazioni, ai negozi, agli uffici eccetera.
Un po' come un moderno centro commerciale, avete presente?
 
In alto, benché io non riesca a distinguerle, ci sono le aperture dell'impianto di aerazione, infatti si respira benissimo (ed ovviamente si può fumare).
 
Le abitazioni e tutte le altre "stanze" che costituiscono uffici, negozi, bar etc. hanno anche delle finestre, come le normali case italiane. Ma queste finestre danno naturalmente sulle vie della città, sempre all'interno dell'enorme edificio primario. Non guardano mai fuori, non esiste alcuna apertura verso l'esterno, a parte l'uscita per l'autostrada (che comunque è sotterranea).
 
Di conseguenza, in questa città non entra mai un raggio di sole, e comprendo che, anche se non ci fossi capitato di notte ma durante il giorno, l'atmosfera non sarebbe stata molto diversa (ma sono sicuro che adesso sia veramente notte? Come fare a stabilirlo?). Sono sempre gli stessi lunghissimi tubi al neon che illuminano la città, e la temperatura è data dall'impianto di climatizzazione. La cosa ottima è che in questa città non si rischia mai di esser bagnati dalla pioggia.
La natura non ha alcuna voce in capitolo qui.
In questa avanzatissima città hanno debellato Dio.
 
- E cosa c'è là fuori? - chiedeva qualcuno in passato.
La risposta è sconosciuta anche alle più alte cariche governative, anche a chi ha materialmente edificato l'intera città.
Quindi ormai non lo chiede più nessuno.
 
 
È ancora notte e siamo tornati, sempre in macchina attraverso le consuete gallerie, alla mia città.
 
È una notte d'autunno inoltrato, leggeri schizzi di pioggia rinfrescano l'aria ed il vento fa cigolare l'insegna di uno dei più importanti bar storici del centro.
 
Sceso dall'auto del mio amico vengo colto da un brivido, percorro in fretta i pochi metri che mi separano dall'ingresso del bar.
Spingendo la porta ritrovo un piacevole calore, enfatizzato dalla luce soffusa tendente al rossastro che aleggia tutt'intorno.
 
Entro, camminando lentamente, mi accomodo su una poltrona che si trova in un angolo in penombra ma contemporaneamente è al centro del locale, vicino al bancone ma anche distante da esso, socchiudendo gli occhi ordino un whisky, senza bisogno di proferir parola, basta formulare il pensiero e già il bicchiere si è materializzato lì sul bancone sul tavolino sul bracciolo della poltrona, senza nemmeno doverlo prendere e portare alle labbra l'alcool mi è già entrato in circolo nelle vene e la cameriera si appresta a portar via il bicchiere vuoto.
 
Adesso ho gli occhi chiusi e continuo a guardare il locale, la penombra, il bancone, a giocare con gli amici d'infanzia, a spiare le tentazioni proibite che danzano lì in fondo bellissime e irraggiungibili, a contemplare, con enorme rimpianto, le occasioni perdute.
 
L'alba filtra dalle sottili fessure della serranda, lentamente riapro gli occhi.